OS MUTANTES
Os Mutantes (1968 – Polydor)
Come sia stato possibile fondere in maniera sublime la musica del movimento brasiliano definito Tropicalia e le migliori istanze della musica psichedelica americana (sia quella melodica dei Byrds o degli Electric Prunes che quella più spigolosa dei 13th Floor Elevators o dei Seeds) e inglese (Pink Floyd di Barrett o Beatles del Sergente Pepe) è tutto racchiuso in queste 11 perle di follia sonora. Da Sao Paulo (Brasil) i fratelli Arnaldo Baptista (voce e tastiere) e Sérgio Dias (voce e chitarre) con l’eterea ed esile figura di Rita Lee (voce e percussioni) danno vita ad un connubio musicale che viene quasi totalmente ignorato al tempo, salvo diventare negli anni una fonte di ispirazione ed influenza per artisti anche lontanissimi fra loro… Kurt Cobain li cita spesso, Beck gli dedica l’omaggio “Tropicalia” dal suo “Mutations” e David Byrne si espone in prima persona per ri-pubblicarne il materiale con la sua label Luaka Bop e promuoverne la reunion. Os Mutantes sono veramente incredibili nel muoversi in continuazione fra ritmi tribali ed eteree melodie (Trem Fantasma e Adeus Maria Fulo), richiami ai migliori chansonniers francesi (Premier Bonheur Du Jour), vaudeville sudamericani (Panis Et Circensis e Senhor F) o piazzate jazz teatrali (Tempo No Tempo); anche se l’incredibile lo raggiungono con due trattamenti speciali riservati a brani composti da famosissimi artisti brasiliani, che qui sembrano uscire dall’iperspazio… “Bat Macumba” del duo Gilberto Gil e Caetano Veloso e “A Minha Menina” di Jorge Ben sono folgoranti esempi di pura sperimentazione psycho-garage (provare per credere). Citazione finale per la finale “Ave Genghis Khan” che sembra voler rinchiudere tutto lo spirito dell’album in soli 3 minuti e 46 secondi. Imperdibile.

