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Cellophane Flowers & Tangerine Trees
giovedì, 30 agosto 2007

Baltimore Highlights

Splitsville                                                             Let's Go! The Best Of                                       (2007; Zip records)

Splitsville CoverEra da un bel pò di tempo che non avevo il piacere di recensire un best of di un gruppo indipendente che adoro, forse l'ultimo era stato quello di Martin Luther Lennon, ma era il 2005, quindi...E' stata una piacevole sorpresa apprendere dell'uscita di Let's Go! The Best Of Splitsville, pubblicato giusto il mese scorso dalla Californiana Zip records. Il gruppo si formò nel 1994, quando ancora il cantante-chitarrista Matt Huseman ed il suo socio Ira Katz fronteggiavano una rispettata power-pop band, con alle spalle anche un album per major, i Greenberry Woods. Il fratello di Matt, Brandt, che nei Woods stava al basso, fu invitato ad accomodarsi dietro ai tamburi, cosa che peraltro mai aveva provato a fare in vita sua, mentre al basso venne inserito il tecnico del suono Paul Krysiak e gli Splitsville nacquero così, in due minuti, un divertissement tanto per fare i cazzoni, e neanche poco. Il primo lavoro lo intitolarono Splitsville U.S.A., unico album non rappresentato in questo Best Of. Registrato a casa di Paul in due giorni, Splitsville U.S.A. è costellato di canzoni dai testi assurdi ("Come back to the 5 and dime, Larry Storch, Larry Storch"), dalla produzione per lo meno approssimativa, "salvato" dalle grandi intuizioni melodiche che caratterizzavano il powerpop-punk dei loro esordi. Era il '95. Un anno dopo, nel 1996, i quattro di Baltimore, MD (ma quanti gruppi eccezionali escono da quella città?!?) firmarono con l'etichetta indipendente di New York Big Deal. Contemporaneamente, i Greenberry Woods si sciolsero e gli Splitsville diventarono l'occupazione principale dei fratelli Huseman e di Krysiak, che decisero di continuare come trio. Ciò significò un cambiamento in chiave più seria della band, che in un certo senso iniziò in questo momento la propria carriera, con la produzione del secondo disco intitolato Ultrasound. E proprio con un pezzo di Ultrasound si apre questo best of. Let's Go! -brano che da pure il titolo alla raccolta- è un assalto furioso di un minuto e mezzo, più pop punk che power pop, in linea con lo spirito che all'epoca rappresentava la band, ripreso in modo efficacissimo e sintetizzato in una frase da Jacke Ford, "uomo" che si è occupato di scrivere una manciata di aneddoti nello (scarno, peccato...) booklet di Let's Go!: "All night jam and breakfast vodka". I brani presenti in questo Best Of, anche se meno volutamente cazzari, rimangono abbastanza volti al divertimento più puro, con un sound scassato tra il garage, il punk e il pop, ben inquadrabile nelle varie The Misfits, Yearbook e The Kids Who Kill For Sugar, anche se un tentativo di smarcarsi dalle logiche "no-frills" è già riscontrabile in brani (appena) più sofisticati come Home e Ponce de Leon. L'incedere di questa compilation è inevitabilmente legata a doppio filo con la biografia e, soprattutto, con la discografia degli Splitsville, visto che anche i brani del disco di cui stiamo parlando la seguono in modo pedissequo. Tocca allora parlare del periodo Repeater. Il terzo lavoro di studio, sfortunatamente, uscì pochi mesi prima che la loro etichetta Newyorchese fallisse, lasiando scomodi strascichi soprattutto sul versante promozionale del disco della svolta, definitivamente smarcato dalle sonorità grezze ed impulsive degli esordi e più imparentato con quello dei Greenberry Woods. Day Job, I Concentrate On You, Why It Can't Be ma soprattutto la splendida Big Red Sun si adagiano su rassicuranti tappeti intarsiati di classico powerpop, che fanno sì tornare alla memoria la band d'origine ma che inevitabilmente ricordano anche i gruppi che proprio in quel periodo (era il 1998) la facevano da padroni nella scena "college" come Weezer e Fountains Of Wayne. I brani tratti da Repeater, in tutto sei (oltre a quelli sopracitati compaiono pure Manna e Joan Of Arc) segnarono un radicale cambiamento anche nelle tematiche, più imperniate sulla dura realtà (Dayjob, Why It Can't Be?) che sulle colazioni a base di vodka. La vera svolta, quella realmente radicale, doveva ancora venire, però. Nel 1999, in occasione di quel grandioso indie-pop festival Losangelino che si chiamava Poptopia! gli Splitsville registrarono un e.p. di quattro brani intitolato Pet Soul, con chiari riferimenti sia nel titolo che nei suoni alle pietre miliari Pet Sounds e Rubber Soul. Nel 2001, quei quattro brani, insieme ad altri sei nuovi pezzi e alla cover di I'll Never Fall In Love Again di Bacharach andarono a completare il quarto album di studio, The Complete Pet Soul, fatto uscire dalla Spagnola Houston Party, il disco che me li ha fatti conoscere e cheSplitsville Picture ancora oggi è il mio personale favorito. Il sound, come detto, cambia nettamente e le profonde, finissime orchestrazioni alla Brian Wilson dei brani presenti sull'originale e.p. si intersecano splendidamente con gli alti profili folk-rock di Rubber Soul. Per questa raccolta, tra quegli undici brani sono stati selezionati, oltre all'intro Ouverture: Forever e Pretty People, due grandiosi esempi di come i Beatles avrebbero potuto suonare power pop; Sunshiny Daydream, notevole tributo a Lovin' Spoonfull e Millenium; Caroline Knows e quella sorta di mini-operetta di Wilsoniana memoria chiamata -appunto- The Love Songs Of B.Douglas Wilson, una delle vette dell'intero lotto insieme alla spettacolosa ballata Tuesday Through Saturday, anche'essa tratta da Pet Souls. L'ultima parte della storia riguarda il più recente album, Incorporated, uscito nel 2003 sempre per la Houston Party e il primo per la band in versione quartetto dopo l'aggiunta -avvenuta in occasione del tour di Pet Soul- di un altro chitarrista, Tony Waddy. I sei brani che qui lo rappresentano (White Dwarf, Brink, Headache, The Mentalist, Sasha e I Wish I Never Met You) fanno segnare un ritorno a sonorità più orientate verso un power pop di stampo moderno, con parecchie chitarre e sempre fradicio di brillanti armonie vocali più Weezer che Teenage Fanclub. Tra queste ultime canzoni, I Wish I Never Met You, che non starebbe male su un disco di Matthew Sweet, è quella che più volentieri ci accompagna nell'attesa del nuovo studio-album degli Splitsville che, a quanto ne so, prima o poi uscirà. Nel frattempo, se non siete a conoscenza di quest'ottima band del Maryland oppure non avete avuto modo di seguirne le intere vicende, vi consiglio l'acquisto di Let's Go!, davvero il meglio degli Splitsville visto che i 25 pezzi che lo compongono -scelti direttamente dai membri del gruppo- sono effettivamente i migliori pubblicati. Se invece già avete tutto, c'è sempre il tempo per andare a riscoprire i Greenberry Woods, il gruppo pre-Splitsville dei fratelli Huseman, autori di due eccellenti album usciti nella prima metà degli anni '90 che verrano prossimamente esaltati su questo blog....
postato da CieliMarmellata alle ore 18:46 | link | commenti
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lunedì, 27 agosto 2007

Rieccoci!!!!!

Holiday InnDopo più di un mese di assenza forzata da questo blog, causa problemi per il mio dannato e peraltro seminuovo personal computer, rieccomi riposato dalle vacanze e pronto ad aggiornare la situazione della galassia sconfinata del pop indipendente, considerando che anche in questo periodo di riposo un pò coatto un pò no, sono riuscito a mettere le mani su parecchie cose di sicuro interesse....

Il rispetto per l'anzianità impone di aprire questo variegato excursus con l'inatteso EP, fatto uscire dalla Tedesca Firestation Records, dei vecchi Bodines intitolato Shrinkwrap. Il dischetto in questione propone tre pezzi registrati appena prima del loro capolavoro Played, vale a dire ormai vent'anni fa (era il 1987) e bisogna riconoscere che, nonostante l'anagrafe, i brani hanno resistito più che bene al passare del tempo. La band capitanata dal cantante/chitarrista Matt Ryan, scioltasi alla fine degli anni ottanta e probabilmente sottovalutata, ha esercitato una discreta influenza su un buon numero di bands "contemporanee". Oggi, nell'Agosto del 2007, una canzoncina come Shrinkwrap, vera star dell' EP, con quell'incedere un pò Smiths e un pò Echo & The Bunnymen, fa ancora una gran figura. Keeping the C86 spirit alive!!!

Visto che siamo in argomento, in tema cioè di vecchie glorie d'oltremanica, è doverosa una citazione per il leggendario Dan Treacy e per i suoi Television Personalities. Il contoverso (tanto per dire) musicista di Chelsea ha da poco riformato la band e dato alle stampe, ormai un anno fa, un nuovo Lp chiamato My Dark Places. Un anno prima che ciò accadesse, nel 2005, a testimonianza del grande affetto che circonda l'inconfondibile marchio TVP's, una serie di gruppi tra cui i Lovejoy, i Baskervilles, i Thanes (grande la loro versione di World Of Pauline Lewis) e addirittura i Biff Bang Pow di Alan McGee hanno interpretato per l'etichetta The Beautiful Music 17 classici del loro repertorio. Il disco ovviamente non è nuovissimo, ma avendone avuto conoscenza solamente ora, mi permetto di raccomandarvelo...

Maple Mars CoverDa quando la Not Lame, vale a dire la label di riferimento per quanto riguarda la scena power pop, ha praticamente smesso di essere una vera e propria etichetta discografica decidendo di rimanere attiva solo sul versante mail-order, la casa  principale della scena potrebbe essere diventata la Kool Kat di Sewell, New Jersey. Tra le ottime ultime uscite è da segnalare Beautiful Mess, terzo disco dei Maple Mars capitanati da Rick Hromadka. Più guitar-driven del precedente Circular Haze, ma comunque inzuppato di classico sunshine pop, il disco rimane sospeso tra i Replacements (Paralyzed) e le melodie vocali di Cloud Eleven e Wondermints (Fell Off The Cloud). In più una bella cover di I'm Not In Love dei 10cc e un gentile omaggio: un bonus cd contenente sei versioni demo di brani apparsi su dischi precedenti...

Si diceva che Bruce Brodeen non intende più considerare la sua Not Lame come una vera e propria etichetta discografica. Chiaramente, però, la nuova politica non impedisce l'uscita del decimo volume della serie International Pop Overthrow. Per chi non lo sapesse, queste grandiose compilations raccolgono ogni anno dal 1998 le migliori -per lo più sconosciutissime- bands che suonano alle varie date dell'omonimo festival in giro per gli Stati Uniti e da qualche anno anche in Europa, a Liverpool, nel mitico Cavern Club. Come al solito, anche quest'edizione contiene un numero mostruoso di grandi indie - pop bands. Ben 66 canzoni da altrettanti gruppi tra cui Farrah, Evan Hillhouse, Jeremy, Lava Province, The Hard Left, Vinyltons e moltissimi altri divisi in tre ciddì dalla qualità media altissima e acquistabile attraverso il sito dell'etichetta di FT.Collins (www.notlame.com) per l'irrisoria somma di diciotto dollari. Un unico consiglio, affrettatevi perchè le copie disponibili non sono molte, normalmente vengono bruciate in poco tempo e non vengono mai ristampate. Il sottoscritto sta tuttora cercando di impossessarsi dei primi due volumi ma pare che a meno di cento dollari non vi sia modo... Un acquisto obbligato per ogni maniaco di powerpop!

Proprio nel corso dell'ultima edizione a Liverpool del festival di cui sopra, tenutasi lo scorso Maggio, si sono esibiti ben tre (!!!) gruppi Italiani e la cosa non può che farci sommamente piacere, era ora! Le bands in questione sono i Romani e psichedelici Poppy's Portrait e due gruppi Veronesi: i Canadians, dal piglio Death Cab for Cutie / Weezer periodo Butterfly e gli Home. Proprio questi ultimi hanno da poco fatto uscire per l'autoctona Manzanilla MusicaDischi l'album d'esordio, brillantemente intitolato Home Is Where The Heart Is. Gli Home, ovvero Michele Ottaviani alla chitarra e al microfono, Nicola Finezzo al basso e Michele Zerbinati alla batteria producono sonorità che filtrano presupposti garage attraverso un britpop melodico di stile, con influenze che spaziano dal west-coast-pop alla Crosby, Stills eccetera ad andature a tratti vagamente jazz, con Chances e Sunday Morning che espongono un incrocio un pò classico ma comunque degno tra Alex Chilton e certo Merseybeat. Tutto sommato un bel dischetto, niente di trascendentale ma il voto sale e di brutto, perchè avere il coraggio di suonare queste cose in Italia va assolutamente premiato...Bravi.

Wellingtons CoverChissà come mai, l'Australia è la terra promessa del power pop....Abbiamo di recente detto del nuovo, stupendo disco degli Ice Cream Hands ed ora ci troviamo a parlare del grandioso secondo lavoro di studio dei Wellingtons, For Friends In Far Away Places, uscito per la favolosa etichetta - anch'essa rigorosamente Australiana - Popboomerang!!! Il disco è ricolmo di eccitanti pop songs da tre minuti al massimo, pieni di assoli di synth e tastiere, coretti WooWooWoo - LaLaLa che ricordano un pò i Weezer, un pò i Fountains Of Wayne quelli più soft e un pò i Lolas senza dimenticare i Ben Folds Five. Il classico disco per l'estate, insomma. Chiaramente suonano molto Australiani e se capite cosa intendo è inutile andare avanti con spiegazioni superflue! Il bello sta inoltre nel fatto che non solo i ragazzi suonano POP, ma sono fanatici seguaci della cultura POP. Per capire la loro filosofia, peraltro più che condivisibile, sentire la traccia d'apertura Top 10 List, una vera anthem, dove il quintetto di Melbourne guidato da Zac esprime una disperata nostalgia per i tempi in cui in classifica c'erano i Beatles e i Kinks e non i Korn, i Franz Ferdinand o i Radiohead....

Deleted Waveform PictureChiudiamo questo excursus sommario parlando di un'interessantissima uscita proveniente dalla fertile terra Scandinava. Più precisamente ci troviamo in Norvegia, dove non contento della strepitosa carriera dei suoi Dipsomaniacs, Oyvin Holm ha dato linfa vitale ad un nuovo progetto: signori, da Trondheim, gli scintillanti Deleted Waveform Gatherings!!!!!! Psichedelia soft, ritmi caotici alla Who, un pò di Pollard che ci sta bene, Cotton Mather a manetta, ma veramente tanto (la voce di Holm è sostanzialmente identica a quella di Harrison, Robert si intende...). Figli bastardi di un rapporto clandestino tra Beatles e Pavement danno vita ad un disco, Complicated View, che definirei glorioso. Un pezzo come Seconds Of your Time ne vale da solo l'acquisto. Un altro come Emily Barratt's Dead ne vale due. Da comprare e regalare. Eccelso.

postato da CieliMarmellata alle ore 16:46 | link | commenti (1)
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