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Cellophane Flowers & Tangerine Trees
lunedì, 05 novembre 2007

12 aces a segno?

tHo appena sentito un bel disco. Non un capolavoro indimenticabile, ma si sa, il Lunedi, specie di pomeriggio, è giornata grigia e ostica, dunque dodici brani di powerpop dalla presa rapida e dalle potenti melodie ci stanno molto bene e risollevano l'umore. I Tenniscourts sono un gruppo di Chicago con la capacità innata di costruire melodie favolose in due minuti. Come nell'incipit dell'omonimo album: Girls Like This dura un minuto e cinquantasei secondi. Ma sono istanti travolgenti. Chitarre sferraglianti e drumming nervoso e poderoso a supportare delle linee vocali che non si scollano dal cervello. E' bello perchè i pezzi sono scritti bene. La formuletta powerpop funziona, però poi ti accorgi che brani come Dead End Street, Victoria And Monica e She's Out Of Control, oltre alla già citata "introduzione" sembrano i Kinks di Village Green se Village Green fosse stato registrato nell'82, quando certo Punk andava a mescolarsi con il neonato Paisley underground. Benone. Poi? Release My Love sarebbe un pezzo apprezzato dai più se solo l'avessero scritto i fratelli Gallagher e Human Being ha un gran bello spunto psych-pop che mi ricorda i grandi  Telepathic Butterflies. Il resto è un signor contorno, che vanta il pregio indiscutibile di non cadere mai nella medocrità o, forse peggio, nella noia. Ancora una volta, vale la pena di ricordare che dischi di questo tipo forse non rimarranno per sempre indelebili nella memoria dei cultori del genere ma, credetemi, almeno ogni tanto è un piacere passare una mezzoretta sui Tenniscourts!!
postato da CieliMarmellata alle ore 15:14 | link | commenti
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sabato, 03 novembre 2007

Gran Jukle's Field

Questi dieci giorni di assenza dal blog non ci volevano proprio, visto che avevo preso l'ottima abitudine di scrivere un pò più spesso. Rincasato, dopo dieci giorni spesi tra Milano e Pavia, ho trovato subito una piacevolissima sorpresa, se non altro...Eggià, perchè è finalmente arrivato via posta celere (ma celere un cazzo poi, ho pagato cinque dollari extra e ci ha comunque messo venti giorni) Gran Jukle's Fields, vale a dire il nuovo album dei Nines, di cui già ho avuto modo di parlare qualche settimana fa.

nIl primo album di Steve Eggers, il genio dietro ai fantastici Nines, è ormai vecchio di quasi dieci anni, si chiamava Wonderworld Of Colourful e palesava le inequivocabili doti di songwriting del sopracitato. Properties Of Sound, secondo album di studio, è invece del 2001. Quest'ultimo, iniziò a diffondere il verbo a una maggiore quantità di adepti, anche attraverso canali insoliti per il pop indipendente, visto che alcuni brani fecero da colonna sonora a serie TV Americane come Party Of Five e Joan Of Arcadia. Sei silenziosi anni dopo, ecco dunque spuntare l'attesissimo nuovo disco, che fisiologicamente balza nella top 10 del 2007 senza alcun problema. Anticipandone l'imminente uscita, due o tre settimane fa, e avendo sentito appena quattro pezzi dalla loro pagina MySpace, già tessevo le lodi dell'ingegnosissimo pop barocco e progressivo, da sempre marchio di fabbrica dell'Eggers sound, dunque non ho molto da aggiungere, se non che molti tra i dodici episodi potrebbero finire al numero 3 nella classifica singoli di Mojo come già avvenne per Doesn't Matter What I Do ai tempi di Properties Of Sound. Oppure che Don't Be A Fool, Insanity, Chantel Elizabeth e Virginia sono pezzi clamorosi che riprendono da dove i Beatles, ma soprattutto i Wings hanno lasciato. Che per chi ha amato i Jellyfish, gli E.L.O. e ,perchè no, l'Elton John di Goodbye Yellow Brick Road saranno autentica manna. Ad Amplifier magazine non sono proprio dei cretini, e recensendo Gran Jukle's Field sapete cosa sottolineano? Beh, è facile, che Steve Eggers è un genio.

postato da CieliMarmellata alle ore 14:15 | link | commenti
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mercoledì, 24 ottobre 2007

L'autunno caldo del rock melodico...

Lo avevo accennato e adesso inizio a pensare che la mia teoria sia vera! Da Gennaio ad Agosto la qualità delle uscite è alterna. Certo, in quella stagione escono saltuariamente dei dishi eccellenti, ma in autunno escono con frequenza impressionante. Mah. Proviamo a ragionarci un pò su. Forse, durante i rigidi inverni, le teste pensanti se ne stanno a casa, al caldo, soli, e riflettono. Poi arriva la primavera, e con essa le riflessioni fioriscono, diventano note, parole, intuizioni. Si inizia a registrare. D'estate poi, prima che le fabbriche chiudano, i più grandi autori mandano il tutto a stampare e, sgombrata la mente, se ne vanno in vacanza. Quando tornano il disco è pronto. Forse alcuni, quelli più sfigati, devono giusto piegarsi a mano le retrocopertine dei cd. Da metà settembre i dischi iniziano ad uscire con una frequenza inversamente proporzionale al tempo che rimane alla fine dell'anno solare. Bah. Mi sarò sicuramente fissato su questa cosa, ma da Gennaio ed Agosto, i dischi che definirei eccezionali, nel senso letterale del termine sono stati quelli di: David Celia, Deleted Waveform Gatherings (uscito solo in Norvegia nel 2006, ma per il resto del mondo è "un 2007"), Future Clouds And Radar, Broken West e forse Star Spangles. Negli ultimi due mesi conto già: Martin Newell, Jackdaw4, Favorita, Nines, Stockton e Foreign Films!!     Di qualcuno di questi dischi già ho detto nei giorni scorsi ma....attenzione, c'è puzza di un altro disco incredibile! Distant Star dei Foreign Films lo sto ascoltando non-stop da questa mattina in qualsiasi momento utile...Ne riparlerò a brevissimo ma siate preparati ad acquistare un altro disco!
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lunedì, 22 ottobre 2007

News from Stockton

Abbiamo parlato qualche giorno fa degli Stockton, il favoloso nuovo gruppo degli ex Cotton Mather Whit Williams e Dana Myzer. Il loro Euphonia, che fino a qualche giorno fa era solo scaricabile legalmente dallo store di iTunes, adesso è anche "fisicamente" disponibile presso l'eccellente catalogo online Kool Kat (link qui a margine). Io me lo prendo anche se già ho gli mp3. Chi, come me, preferisce un prodotto un pò più "tangibile" adesso è accontentato!

P.S.: Se per caso andate a farvi un giro a Londra in questo periodo, ho saputo che il disco lo vende anche Bill Forsyth di Minus Zero, a Portobello...

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lunedì, 22 ottobre 2007

Prima di dormire...

Alle quattro del mattino, dopo una salutare partita a poker, è bene andarsene a dormire. Visto che però ho dimenticato il computer acceso, ne approfitto per dichiarare che non sono ancora riuscito a liberarmi dei Farrah, il cui Moustache ha appena finito di suonare ad un volume assurdo nella mia autoradio. Il vicino, che oltre ad essere ottantenne (e adesso che ci penso, forse proprio per quello) è decisamente sordo, dopo aver notato che il baccano proveniva dalla mia macchina appena parcheggiata, rivolgendosi presumibilmente alla moglie ha affermato "ah, è lui". Va bene, non ve ne frega niente ma era solo per ribadire che i Farrah spaccano il culo! Compratevi Moustache, l'edizione originale Inglese è un pelo difficile da trovare ma la ristampa si trova a prezzi umani. Addirittura, l'edizione Americana usata la portate via da Amazon per un centesimo!
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sabato, 20 ottobre 2007

Farrah.

Farrah - Moustache [Cover Front]Quando capita di tirare fuori uno scatolone con una trentina di cd, che per qualche motivo era finito in soffitta, se ne trovano sempre almeo due che ti fanno esclamare: "wow, ma da quanto cazzo è che non lo ascolto?" e altre romanticherie del genere. Questo mi è capitato più o meno tre ore fa, quando pulendo una serie di compact discs dimentacti e polverosi mi sono trovato tra le mani Moustache, album d'esordio dei Londinesi Farrah uscito nel 2001. E che bello non averlo sentito per così tanti anni, alla fine. Mi sono potuto infatti godere appieno e a tutto volume una personal-hit come Livin' For The Weekend per circa otto volte di fila. E che pezzi anche Talk About Nothing e Tired Of Apologising! I Farrah suonano quel tipo di musica che molti miei amici riterrebbero buona solo per fare da colonna sonora a Dawson's Creek....Si, che pezzi sono, però?!? Pieno di coretti woo-woo-woo-waa-waa-waa e di sintetizzatori vintage, con una grande cover di I Wanna Be Your Boyfriend dei capistipite Rubinoos come ciliegina, Moustache è un disco che nel suo genere non la fa da padrone, ma da esempio.

Farrah - Cut Out [Cover Front]Dal duemilauno sono passati ben sei anni e nel frattempo i Farrah hanno fatto altri due dischi: Me Too, straconsigliato anch'esso, nel 2004 e Cut Out And Keep, buttato fuori all'inizio del corrente anno dalla Lojinx. In quest'ultimo, come nei precedenti due, il loro blend di college-rock e powerpop tardi settanta non lascia scampo, zeppo di melodie indelebili e con quattro potenziali singoloni da high school radio e non solo come Dumb Dumb Ditty, Do You Ever Think Of Me? e Fear Of Flying; più Things We Shouldn't Say, che con il suo incedere folkeggiante denota la possibile poliedricità di un grande autore pop come Jez Ashurst.

postato da CieliMarmellata alle ore 17:05 | link | commenti
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venerdì, 19 ottobre 2007

October Fall #1

Il nostro è ormai diventato un blog mensile ma, perdio, voglio invertire questa tendenza ad ogni costo!

Alcune considerazioni sparse.....

The TellersI Tellers, giovanissimo duo Brussellese (precisamente di Bousvald) è salito agli onori (oneri?) della cronaca per aver prestato la loro Second Category allo spot della stampante Canon. Innanzitutto, pur detestando la categoria devo, quando non ne posso fare a meno, complimentarmi con il creativo pubblicitario o chi per lui ha scovato tale canzoncina, che non voleva saperne di uscire dalla testa del sottoscritto e mi ha spinto a cercare (e trovare) l'omonimo Ep d'esordio in cui, come immaginerete, Second Category era contenuta. Il dischetto conteneva altre cinque canzoni, orecchiabili scheggie pop minimali e divertentissime (soprattutto l'apertura More) ancorchè frammentarie. Il cantato, diciamo così, Inglese, ineluttabilmente ridisegnato da un fortissimo accento Francese, non so perchè ma ci sta bene, e dire che ho sempre sostenuto che chi non è in grado di cantare in modo decoroso in lingua Inglese dovrebbe cantare nella propria.....Bene, premesso ciò, annuncio in via ufficiale l'uscita, prevista per il prossimo sei di Novembre, del disco lungo dei Tellers, che si chiamerà Hands Full Of Ink e conterrà ben sedici canzoni le migliori delle quali saranno le già citate More e Second Category, Hugo, The Darkest Door e A Bit Of Glue, anche se ancora il disco (che ho già grazie ai miei agganci...) non l'ho proprio ascoltato benissimio. Il loro stile è stato definito da più fonti come un incrocio tra Pete Doherty da sobrio coadiuvato dalla chitarra pulita di Paul Simon e la definizione io la accetterei. Ripeto, l'album è insieme intimo e divertentissimo, leggero come una piuma e consigliato a grandi e piccini. Tra l'altro, dovessero piacervi, i Tellers sbarcheranno dalle nostre parti alla fine di Novembre e più precisamente a Torino, all'Hiroshima Mon Amour il 23 e il giorno seguente al Corallo di Reggio Emilia all'interno di un intensissimo tour Europeo. Il potere della pubblicità....

Ovviamente, tra l'altro, la scena Power Pop mondiale non sta ad aspettare noi e anzi continua a far uscire dischi uno più bello dell'altro. Noto da un pò di anni la tendenza a pubblicare in autunno la maggior quantità di album di qualità, scusate se la frase non è fluentissima ma il concetto che voglio esprimere lo richiede. Voglio dire, il 2007 (stiamo parlando solo dell'ampia scena in qualche modo legata al Power Pop) non è che fino alla fine dell'estate abbia regalato chissà quali dischi e, ad eccezione dell'album di David Celia (in realtà uscito agli sgoccioli del 2006 ma che io considero un "2007" per quanto riguarda le varie classifiche annuali) e a quello (doppio) dei Future Clouds And Radar, non molti altri dischi sarebbero potuti entrare ai primi venti posti della Power Pop Chart del 2006 e anche del 2005, ad esempio. Ma si sa, bisogna aspettare i mesi in cui le fogli cadono e le giacche di pelle da rocker escono finalmente dagli armadi per esprimere giudizi completi. Puntualmente, ad inizio Ottobre hanno iniziato ad arrivare una serie di dischi assurdi, nell'accezione migliore del termine. Farò qui un excursus approssimativo sul top of the pop di queste ultime settimane...i Nines hanno fatto un disco nuovo?? Oh si. David Bash, che per chi non lo sapesse è "solo" l'impresario e soprattutto il cervello che sta dietro all'International Pop Overthrow, ha classificato i tre precedenti lavori del progetto canadese dominato del genio di Steve Eggers al primo, secondo e ancora primo posto nelle classifiche dei rispettivi anni d'uscita, quindi....Sto ancora attendendo con frenesia che il nuov Gran Jukle's Field arrivi nella mia casella della posta ma ancora niente. Ulteriori news in proposito arriveranno molto presto (speriamo); in tanto il mio consiglio è di andarvi a sentire sulla loro pagina myspace, che linkerò qui a fianco, quattro pezzi tratti dal loro ultimo disco, dove spiccano le gemme assolute Don't Be A Fool, che mi ricorda da vicio gli ELO più dance e Dance Just For Me, grandiosa Love Song udedicata ad un strip teasers, per non parlare di Insanity (che dovrebbe aprire il disco) con quel coro barocco e armonie atonnellate. Bleu (L.E.O.) e Jason Falkner (Grays, Jellyfish) collaborano davanti e dietro al mixer, fate un pò voi, tutto sommato. Non siete ancora corsi a prenotare una copia? Allora aspettate così andate sul catalogo Kool Kat e fate un ordine unico, così risparmiate sulle spese di spedizione! Dunque, tre anni fa usciva lo splendido album d'esordio di un gruppo Londinese chiamato Jackdaw4, la comunità powerpop ebbe un sussulto e attorno a quel disco, che se non ricordo male si chiamava Gramophone Logic, ci fu un gran casino. Un paio di settimane fa ecco che dal nulla, o meglio, dalla newsletter di David Bash (ancora lui!) sul forum Audities, ecco spuntare la notizia dell'uscita di Bipolar Diversions, vale a dire il disco sophomore dei Jackdaw4. Siete fans sfegatati dei Jellyfish? Niente...Almeno dei Queen? Bingo! Bipolar Diversions, con canzoni geniali quali Sooma (All This Vision), Frobisher's Last Stand, e Illuminati ricreano quel fantasmagorico universo 70's prog-pop che con Mercury beveva dalla stessa fonte dei Beach Boys. State attendendo da anni un altro grandissimo disco "alla" Jellyfish? Andate su questo ad occhi chiusi, perchè è il miglior disco del genere negli ultimi cinque anni Euphoniainsieme a quello omonimo dei Checkpoint Charley del 2005. Magnifico!   Chiudiamo questa parentesi di bombe con quella che personalmente ritengo essere la più importante....A tutti noi (a me di sicuro, perlomeno) i Cotton Mather, spariti nel 2001, mancano terribilmente, ritenendo tuttora il loro Kontiki uno dei due-tre dischi migliori di tutti gli anni novanta. Già in Febbraio le nostre ferite sono state lenite alla grande dall'uscita di Future Clouds And Radar, il sublime doppio cd che ha inaspettatamente fatto segnare il ritorno sulla scena di Robert Harrison (e del bassista Josh Graveline). Oggi, e questo è meraviglioso, possiamo vantare ben due progetti post-Cotton Mather nello stesso anno! Essì, perchè l'altra metà della band di Austin, ossia il chitarrista Whit Williams ed il batterista Dana Myzer (insieme -addirittura- a Ron Flynt della celebre power pop band 20/20) ha dato alla vita un nuovo progetto. Quello che doveva essere solo un episodio, una sessione per registrare un brano da piazzare su una compilation, si è trasformato in Euphonia, cioè dodici brani nuovi di zecca pubblicati sotto lo pseudonimo Stockton!! Beh, che dire? Innanzitutto si tratta di un album musicalmente molto più vicino ai Cotton Mather rispetto a quello nuovo (comunque assolutamente favoloso) dell'ex leader Harrison. Un fan come me si commuove davanti a Free Drinks, classico psych pop alla Cotton Mather periodo The Big Picture e pure al cospetto di My Foreign Legion (che per qualche motivo già dal titolo mi ricorda la vecchia band, forse proprio perchè è un "titolo" alla Cotton Mather). I primi quattro pezzi-killer del disco lasciano senza fiato: infatti si prosegue con Pipe Dream Blues, strafatta di rootsy-psichedelia come ai bei tempi di Kontiki, e si arriva a Dreamworld, il pezzo migliore in assoluto, con una prepotente melodia di strofa/ritornello e quella chitarra di Williams (che ho sempre ritenuto fondamentale per il complessivo suono dei Mather), spesso suonata e registrata -e non solo in questo pezzo -alla Beatles di Because o Rain. Va poi a finire che See Rock City, Lowbrow e Change The Locks, che probabilmente sarebbero le canzoni regine in un sacco di dischi, qui combattono per la quinta posizione!!! A scanso di equivoci, ci troviamo al cospetto di un serio contendente per una delle prime cinque posizioni nella mia personalissima chart di quest'anno, e c'è odore di podio....Grandioso!!!!!!!

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giovedì, 30 agosto 2007

Baltimore Highlights

Splitsville                                                             Let's Go! The Best Of                                       (2007; Zip records)

Splitsville CoverEra da un bel pò di tempo che non avevo il piacere di recensire un best of di un gruppo indipendente che adoro, forse l'ultimo era stato quello di Martin Luther Lennon, ma era il 2005, quindi...E' stata una piacevole sorpresa apprendere dell'uscita di Let's Go! The Best Of Splitsville, pubblicato giusto il mese scorso dalla Californiana Zip records. Il gruppo si formò nel 1994, quando ancora il cantante-chitarrista Matt Huseman ed il suo socio Ira Katz fronteggiavano una rispettata power-pop band, con alle spalle anche un album per major, i Greenberry Woods. Il fratello di Matt, Brandt, che nei Woods stava al basso, fu invitato ad accomodarsi dietro ai tamburi, cosa che peraltro mai aveva provato a fare in vita sua, mentre al basso venne inserito il tecnico del suono Paul Krysiak e gli Splitsville nacquero così, in due minuti, un divertissement tanto per fare i cazzoni, e neanche poco. Il primo lavoro lo intitolarono Splitsville U.S.A., unico album non rappresentato in questo Best Of. Registrato a casa di Paul in due giorni, Splitsville U.S.A. è costellato di canzoni dai testi assurdi ("Come back to the 5 and dime, Larry Storch, Larry Storch"), dalla produzione per lo meno approssimativa, "salvato" dalle grandi intuizioni melodiche che caratterizzavano il powerpop-punk dei loro esordi. Era il '95. Un anno dopo, nel 1996, i quattro di Baltimore, MD (ma quanti gruppi eccezionali escono da quella città?!?) firmarono con l'etichetta indipendente di New York Big Deal. Contemporaneamente, i Greenberry Woods si sciolsero e gli Splitsville diventarono l'occupazione principale dei fratelli Huseman e di Krysiak, che decisero di continuare come trio. Ciò significò un cambiamento in chiave più seria della band, che in un certo senso iniziò in questo momento la propria carriera, con la produzione del secondo disco intitolato Ultrasound. E proprio con un pezzo di Ultrasound si apre questo best of. Let's Go! -brano che da pure il titolo alla raccolta- è un assalto furioso di un minuto e mezzo, più pop punk che power pop, in linea con lo spirito che all'epoca rappresentava la band, ripreso in modo efficacissimo e sintetizzato in una frase da Jacke Ford, "uomo" che si è occupato di scrivere una manciata di aneddoti nello (scarno, peccato...) booklet di Let's Go!: "All night jam and breakfast vodka". I brani presenti in questo Best Of, anche se meno volutamente cazzari, rimangono abbastanza volti al divertimento più puro, con un sound scassato tra il garage, il punk e il pop, ben inquadrabile nelle varie The Misfits, Yearbook e The Kids Who Kill For Sugar, anche se un tentativo di smarcarsi dalle logiche "no-frills" è già riscontrabile in brani (appena) più sofisticati come Home e Ponce de Leon. L'incedere di questa compilation è inevitabilmente legata a doppio filo con la biografia e, soprattutto, con la discografia degli Splitsville, visto che anche i brani del disco di cui stiamo parlando la seguono in modo pedissequo. Tocca allora parlare del periodo Repeater. Il terzo lavoro di studio, sfortunatamente, uscì pochi mesi prima che la loro etichetta Newyorchese fallisse, lasiando scomodi strascichi soprattutto sul versante promozionale del disco della svolta, definitivamente smarcato dalle sonorità grezze ed impulsive degli esordi e più imparentato con quello dei Greenberry Woods. Day Job, I Concentrate On You, Why It Can't Be ma soprattutto la splendida Big Red Sun si adagiano su rassicuranti tappeti intarsiati di classico powerpop, che fanno sì tornare alla memoria la band d'origine ma che inevitabilmente ricordano anche i gruppi che proprio in quel periodo (era il 1998) la facevano da padroni nella scena "college" come Weezer e Fountains Of Wayne. I brani tratti da Repeater, in tutto sei (oltre a quelli sopracitati compaiono pure Manna e Joan Of Arc) segnarono un radicale cambiamento anche nelle tematiche, più imperniate sulla dura realtà (Dayjob, Why It Can't Be?) che sulle colazioni a base di vodka. La vera svolta, quella realmente radicale, doveva ancora venire, però. Nel 1999, in occasione di quel grandioso indie-pop festival Losangelino che si chiamava Poptopia! gli Splitsville registrarono un e.p. di quattro brani intitolato Pet Soul, con chiari riferimenti sia nel titolo che nei suoni alle pietre miliari Pet Sounds e Rubber Soul. Nel 2001, quei quattro brani, insieme ad altri sei nuovi pezzi e alla cover di I'll Never Fall In Love Again di Bacharach andarono a completare il quarto album di studio, The Complete Pet Soul, fatto uscire dalla Spagnola Houston Party, il disco che me li ha fatti conoscere e cheSplitsville Picture ancora oggi è il mio personale favorito. Il sound, come detto, cambia nettamente e le profonde, finissime orchestrazioni alla Brian Wilson dei brani presenti sull'originale e.p. si intersecano splendidamente con gli alti profili folk-rock di Rubber Soul. Per questa raccolta, tra quegli undici brani sono stati selezionati, oltre all'intro Ouverture: Forever e Pretty People, due grandiosi esempi di come i Beatles avrebbero potuto suonare power pop; Sunshiny Daydream, notevole tributo a Lovin' Spoonfull e Millenium; Caroline Knows e quella sorta di mini-operetta di Wilsoniana memoria chiamata -appunto- The Love Songs Of B.Douglas Wilson, una delle vette dell'intero lotto insieme alla spettacolosa ballata Tuesday Through Saturday, anche'essa tratta da Pet Souls. L'ultima parte della storia riguarda il più recente album, Incorporated, uscito nel 2003 sempre per la Houston Party e il primo per la band in versione quartetto dopo l'aggiunta -avvenuta in occasione del tour di Pet Soul- di un altro chitarrista, Tony Waddy. I sei brani che qui lo rappresentano (White Dwarf, Brink, Headache, The Mentalist, Sasha e I Wish I Never Met You) fanno segnare un ritorno a sonorità più orientate verso un power pop di stampo moderno, con parecchie chitarre e sempre fradicio di brillanti armonie vocali più Weezer che Teenage Fanclub. Tra queste ultime canzoni, I Wish I Never Met You, che non starebbe male su un disco di Matthew Sweet, è quella che più volentieri ci accompagna nell'attesa del nuovo studio-album degli Splitsville che, a quanto ne so, prima o poi uscirà. Nel frattempo, se non siete a conoscenza di quest'ottima band del Maryland oppure non avete avuto modo di seguirne le intere vicende, vi consiglio l'acquisto di Let's Go!, davvero il meglio degli Splitsville visto che i 25 pezzi che lo compongono -scelti direttamente dai membri del gruppo- sono effettivamente i migliori pubblicati. Se invece già avete tutto, c'è sempre il tempo per andare a riscoprire i Greenberry Woods, il gruppo pre-Splitsville dei fratelli Huseman, autori di due eccellenti album usciti nella prima metà degli anni '90 che verrano prossimamente esaltati su questo blog....
postato da CieliMarmellata alle ore 18:46 | link | commenti
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lunedì, 27 agosto 2007

Rieccoci!!!!!

Holiday InnDopo più di un mese di assenza forzata da questo blog, causa problemi per il mio dannato e peraltro seminuovo personal computer, rieccomi riposato dalle vacanze e pronto ad aggiornare la situazione della galassia sconfinata del pop indipendente, considerando che anche in questo periodo di riposo un pò coatto un pò no, sono riuscito a mettere le mani su parecchie cose di sicuro interesse....

Il rispetto per l'anzianità impone di aprire questo variegato excursus con l'inatteso EP, fatto uscire dalla Tedesca Firestation Records, dei vecchi Bodines intitolato Shrinkwrap. Il dischetto in questione propone tre pezzi registrati appena prima del loro capolavoro Played, vale a dire ormai vent'anni fa (era il 1987) e bisogna riconoscere che, nonostante l'anagrafe, i brani hanno resistito più che bene al passare del tempo. La band capitanata dal cantante/chitarrista Matt Ryan, scioltasi alla fine degli anni ottanta e probabilmente sottovalutata, ha esercitato una discreta influenza su un buon numero di bands "contemporanee". Oggi, nell'Agosto del 2007, una canzoncina come Shrinkwrap, vera star dell' EP, con quell'incedere un pò Smiths e un pò Echo & The Bunnymen, fa ancora una gran figura. Keeping the C86 spirit alive!!!

Visto che siamo in argomento, in tema cioè di vecchie glorie d'oltremanica, è doverosa una citazione per il leggendario Dan Treacy e per i suoi Television Personalities. Il contoverso (tanto per dire) musicista di Chelsea ha da poco riformato la band e dato alle stampe, ormai un anno fa, un nuovo Lp chiamato My Dark Places. Un anno prima che ciò accadesse, nel 2005, a testimonianza del grande affetto che circonda l'inconfondibile marchio TVP's, una serie di gruppi tra cui i Lovejoy, i Baskervilles, i Thanes (grande la loro versione di World Of Pauline Lewis) e addirittura i Biff Bang Pow di Alan McGee hanno interpretato per l'etichetta The Beautiful Music 17 classici del loro repertorio. Il disco ovviamente non è nuovissimo, ma avendone avuto conoscenza solamente ora, mi permetto di raccomandarvelo...

Maple Mars CoverDa quando la Not Lame, vale a dire la label di riferimento per quanto riguarda la scena power pop, ha praticamente smesso di essere una vera e propria etichetta discografica decidendo di rimanere attiva solo sul versante mail-order, la casa  principale della scena potrebbe essere diventata la Kool Kat di Sewell, New Jersey. Tra le ottime ultime uscite è da segnalare Beautiful Mess, terzo disco dei Maple Mars capitanati da Rick Hromadka. Più guitar-driven del precedente Circular Haze, ma comunque inzuppato di classico sunshine pop, il disco rimane sospeso tra i Replacements (Paralyzed) e le melodie vocali di Cloud Eleven e Wondermints (Fell Off The Cloud). In più una bella cover di I'm Not In Love dei 10cc e un gentile omaggio: un bonus cd contenente sei versioni demo di brani apparsi su dischi precedenti...

Si diceva che Bruce Brodeen non intende più considerare la sua Not Lame come una vera e propria etichetta discografica. Chiaramente, però, la nuova politica non impedisce l'uscita del decimo volume della serie International Pop Overthrow. Per chi non lo sapesse, queste grandiose compilations raccolgono ogni anno dal 1998 le migliori -per lo più sconosciutissime- bands che suonano alle varie date dell'omonimo festival in giro per gli Stati Uniti e da qualche anno anche in Europa, a Liverpool, nel mitico Cavern Club. Come al solito, anche quest'edizione contiene un numero mostruoso di grandi indie - pop bands. Ben 66 canzoni da altrettanti gruppi tra cui Farrah, Evan Hillhouse, Jeremy, Lava Province, The Hard Left, Vinyltons e moltissimi altri divisi in tre ciddì dalla qualità media altissima e acquistabile attraverso il sito dell'etichetta di FT.Collins (www.notlame.com) per l'irrisoria somma di diciotto dollari. Un unico consiglio, affrettatevi perchè le copie disponibili non sono molte, normalmente vengono bruciate in poco tempo e non vengono mai ristampate. Il sottoscritto sta tuttora cercando di impossessarsi dei primi due volumi ma pare che a meno di cento dollari non vi sia modo... Un acquisto obbligato per ogni maniaco di powerpop!

Proprio nel corso dell'ultima edizione a Liverpool del festival di cui sopra, tenutasi lo scorso Maggio, si sono esibiti ben tre (!!!) gruppi Italiani e la cosa non può che farci sommamente piacere, era ora! Le bands in questione sono i Romani e psichedelici Poppy's Portrait e due gruppi Veronesi: i Canadians, dal piglio Death Cab for Cutie / Weezer periodo Butterfly e gli Home. Proprio questi ultimi hanno da poco fatto uscire per l'autoctona Manzanilla MusicaDischi l'album d'esordio, brillantemente intitolato Home Is Where The Heart Is. Gli Home, ovvero Michele Ottaviani alla chitarra e al microfono, Nicola Finezzo al basso e Michele Zerbinati alla batteria producono sonorità che filtrano presupposti garage attraverso un britpop melodico di stile, con influenze che spaziano dal west-coast-pop alla Crosby, Stills eccetera ad andature a tratti vagamente jazz, con Chances e Sunday Morning che espongono un incrocio un pò classico ma comunque degno tra Alex Chilton e certo Merseybeat. Tutto sommato un bel dischetto, niente di trascendentale ma il voto sale e di brutto, perchè avere il coraggio di suonare queste cose in Italia va assolutamente premiato...Bravi.

Wellingtons CoverChissà come mai, l'Australia è la terra promessa del power pop....Abbiamo di recente detto del nuovo, stupendo disco degli Ice Cream Hands ed ora ci troviamo a parlare del grandioso secondo lavoro di studio dei Wellingtons, For Friends In Far Away Places, uscito per la favolosa etichetta - anch'essa rigorosamente Australiana - Popboomerang!!! Il disco è ricolmo di eccitanti pop songs da tre minuti al massimo, pieni di assoli di synth e tastiere, coretti WooWooWoo - LaLaLa che ricordano un pò i Weezer, un pò i Fountains Of Wayne quelli più soft e un pò i Lolas senza dimenticare i Ben Folds Five. Il classico disco per l'estate, insomma. Chiaramente suonano molto Australiani e se capite cosa intendo è inutile andare avanti con spiegazioni superflue! Il bello sta inoltre nel fatto che non solo i ragazzi suonano POP, ma sono fanatici seguaci della cultura POP. Per capire la loro filosofia, peraltro più che condivisibile, sentire la traccia d'apertura Top 10 List, una vera anthem, dove il quintetto di Melbourne guidato da Zac esprime una disperata nostalgia per i tempi in cui in classifica c'erano i Beatles e i Kinks e non i Korn, i Franz Ferdinand o i Radiohead....

Deleted Waveform PictureChiudiamo questo excursus sommario parlando di un'interessantissima uscita proveniente dalla fertile terra Scandinava. Più precisamente ci troviamo in Norvegia, dove non contento della strepitosa carriera dei suoi Dipsomaniacs, Oyvin Holm ha dato linfa vitale ad un nuovo progetto: signori, da Trondheim, gli scintillanti Deleted Waveform Gatherings!!!!!! Psichedelia soft, ritmi caotici alla Who, un pò di Pollard che ci sta bene, Cotton Mather a manetta, ma veramente tanto (la voce di Holm è sostanzialmente identica a quella di Harrison, Robert si intende...). Figli bastardi di un rapporto clandestino tra Beatles e Pavement danno vita ad un disco, Complicated View, che definirei glorioso. Un pezzo come Seconds Of your Time ne vale da solo l'acquisto. Un altro come Emily Barratt's Dead ne vale due. Da comprare e regalare. Eccelso.

postato da CieliMarmellata alle ore 16:46 | link | commenti (1)
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martedì, 10 luglio 2007

Psycho Surf EP

volantinoep

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